LIBERTA’ DI VOLARE

5 Novembre 2017 | Senza categoria | Scritto da Gianfranco | 0 Commenti

Quando mi svegliai non ero solo, al contrario molti erano intorno a me, chi mi aiutava a mangiare, chi mi puliva, chi mi sussurrava dolci parole.

Eravamo in tanti nella mia comunità, ognuno aveva un ruolo ben preciso e tutti eravamo molto bravi a fare una cosa: volare.

Da giovani, molto giovani, anzi da piccolissimi ci veniva insegnato, anche se a dire la verità eravamo già in grado di farlo, da sempre, forse impresso nel nostro dna, forse perché dopo millenni passati a farlo, liberi nel cielo  non avevamo bisogno di troppe lezioni.

Così la nostra vita scorreva semplice e precisa, scandita da compiti, orari e scadenze. Sempre insieme ai nostri fratelli sui quali potevamo contare in ogni momento e grazie ai quali riuscivamo a portare a termine i nostri compiti in modo facile e sicuro.

Certo a volte capitavano cose strane e inaspettate. Le comunità vicine ogni tanto ci attaccavano e qualche amico o parente poteva morire mentre cercava di difendere la famiglia e i propri cari. Altre volte eravamo costretti a lasciare tutto in fretta e furia, senza troppi avvisi si raccattava il necessario e si seguiva la nostra guida. Eravamo diventati troppi e la casa troppo piccola per ospitarci tutti. Non si andava troppo lontani, ma abbastanza per dimenticare, per diventare altri. Mi è capitato una volta ed è stato come una seconda vita. Tutto nuovo e nello stesso tempo già conosciuto, come se tutto fosse cambiato ma rimasto uguale. Si usciva a cercare cibo, si rientrava a consegnarlo. Si puliva casa. Si costruivano nuove abitazioni e si badava ai nuovi nati. Tutto procedeva nella più assoluta normalità, guidati da un istinto talmente forte da non permetterci neanche di chiedere perché.

Spesso mi ritrovavo a guardare quel cielo immenso e a chiedermi se avesse una fine e cosa ci fosse oltre. Divenne un’ossessione, ogni cosa facessi quell’idea, quella voglia di cercare, di conoscere, di scoprire. E un giorno sentì un profumo nuovo al quale non riuscì a resistere, come ipnotizzato superai il limite invalicabile, quel confine che nessuno poteva varcare pena il pericolo di non tornare mai più e perdersi cosi in quel mondo così lontano e così vicino al nostro. Ma io non potevo e non volevo fermarmi e proseguì spinto dall’incoscienza o solo da quel profumo. Continuai a volare sempre più veloce e sempre più lontano con l’idea fissa di trovare la fonte di quel profumo fino a che……  Il cielo era uguale ma non il resto, i colori, la terra, anche l’acqua sembrava diversa. A casa era immobile, ferma, qui invece sembrava correre velocissima chissà dove e perché. Era tutto uguale e tutto diverso. Continuavo a volare quando qualcosa mi colpì fortissimo e senza più forze mi ritrovai in terra dolorante e annebbiato.

Quando mi svegliai non ero solo, molti erano intorno a me. Non capivo se ero sveglio o se stavo ancora dormendo, o se forse avevo sempre dormito. Qualcuno mi stava parlando ma non capivo, troppe parole, troppo veloci. Poi lentamente tutto si fece più chiaro, chi mi circondava mi stava riempiendo di domande sulla mia provenienza, su chi fossi, sul perché mi trovassi lì in quel momento. Non sembravano troppo amichevoli e io mi spaventai così tanto da non riuscire a dire nulla, la bocca mi si serrò come blindata e così fui segregato a tempo indeterminato. Un po’ rimpiangevo la mia comunità, che pazzo sono stato, cercavo risposte e invece potevo solo guardare le stelle dalla mia prigione. E se fosse quella la risposta? Guardare le stelle, perdersi solo per ritrovarsi in un altro luogo. Non è forse quello che è successo a me?

Mentre guardavo sù e riflettevo due piccoli occhi si intrufolarono nei miei pensieri.

“Ciao. Cos’ hai combinato?”

“Non lo so.”

“Come? Per essere dove sei devi aver fatto qualcosa di grave. Ma chi sei? Non ti conosco, non ti ho mai visto.”

“Vengo da un’altra comunità e sono alla ricerca di risposte.”

“Risposte a quali domande?”

“Non ti sei mai chiesto da dove vieni o perché sei nato?”

“Si, una volta ma era faticoso.”

“Cosa?”

“Provare a rispondere, a capire o anche solo a farsi altre domande. Ho rinunciato perché sto meglio senza cercare di comprendere, e poi cosa ci sarebbe da capire, io non sono che uno dei tanti, non posso cambiare nulla o decidere nulla.”

“Forse hai ragione. O forse no. Quello che so è che sono in un luogo che non sapevo esistesse e sto parlando con qualcuno che non avrei mai pensato di incontrare, e questo solo perché ho deciso di dare ascolto a me.”

“ E se andassimo via insieme?”

“Speravo lo dicessi.”

 

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